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Martedì 10 marzo 2009 – ore 20,00 – Chiesa di Sant’Agostino - Teano
(Le riflessioni preparate per la Co.Ca. dall’A. E. di Gruppo don Pietro Lepre)
“Lavorare per la salvezza” (Fil 2, 12 – 18)
Introduzione
Nell’economia veterotestamentaria Dio è stato tanto tempo ad aspettare. Come rimediare? Come dire all’uomo (e farlo veramente): “Ti amo e ti chiedo o perdono per tutto il male che ti ho fatto ritirandomi da te per tanto tempo perché credevo che tu ti accorgessi di me. Ma ora ti cerco e ti vengo a scovare pure in capo al mondo. E non aspetto da fuori, ma busso continuamente da dentro il tuo cuore. Cedi anche tu, ti prego. Vedi, io ho ceduto ogni pretesa e sono cadute tutte le mura di difesa. Non ho difese. Non ho pudore né vergogna a dirti che ti amo fino a chiederti il perdono e ad espiare ogni mia omissione. Mi addosso ogni tua colpa che in realtà è la mia perché non ti ho cercato prima come ora sto facendo. Ti amo. Ti amo. Voglio essere sempre con te”.
Badate bene. Non è l’uomo che si rivolge a Dio, ma è Dio che si rivolge all’uomo. Questi sono fatti accaduti dal cenacolo al Golgota. E’ incarnazione vera e propria.
La lavanda dei piedi
Tutto comincia nel cenacolo anche se dall’arresto nell’orto fino al colpo di lancia si avverano i segni (da “fare” in memoria di Lui). La lavanda dei piedi in simbiosi con l’eucaristia (l’unità è tale che Giovanni addirittura cita/racconta la seconda) dicono l’amore di Dio di sempre che ci allea/lega con ogni uomo per sempre nella lavanda dei piedi. Questo dice che non è un’alleanza formale o giuridica, ma è tremendamente, selvaggiamente e spudoratamente umana a motivo del fallimento di Dio stesso nella storia secolare di alleanza tradite e reiterate nell’attesa di chissà quale risposta dell’uomo.
Ecco la kenosi di Dio. Si, perché falliva Dio stesso, non l’uomo. Per l’uomo era ovvio e scontato che fallisse. Cosa credeva il Dio della creazione? Se ne usciva di scena con un semplice divieto? O cosa credeva il Dio di Noè? Se ne usciva di scena con un ridicolo arcobaleno? O quello del Sinai? Se ne usciva di scena con due misere tavole di pietra? Falliva Dio! Non l’uomo. Tradiva se stesso, quello che desiderava fare ma che non faceva ancora o mai! Quello che trasmetteva con le parole/immagini/tavole risultava inconcludente. Perché? Cosa mancava? Cosa lo bloccava e teneva prigioniero come un dio aristocratico tra le nuvole del suo monte Sinai?
Ad ogni alleanza mancava il grido dell’amore che non ce la fa più ad aspettare! Erano alleanze formali, lugubri e spettrali, quasi come una minaccia, una punizione. Ma l’amore lacera ogni velo di pudore e dice/fa: <<Ti voglio bene. Tradiscimi pure, pecca pure, ma ti amo. Sono sempre qui, nel tuo cuore. Ti conquisterò con il mio amore. Mi basta che tu sappia che ti amo. Stai sereno. Non pretendo nulla da te. Anzi, farò io in te tutto. Sono io, infatti, che suscito in te il volere e l’operare secondo i miei benevoli disegni che non occorre che tu sappia. Stai in pace. Stati sereno. Sai, soffro con te quando mi credi lontano da te. Io sarò con te, sempre. Non occorre che tu adegui la tua coscienza alla mia, non ci riusciresti mai. E non ci sei mai riuscito del resto. E’ stato un mio errore di gioventù addossarti un ruolo troppo grande per te. Non voglio perderti più. Ti aspetto sempre. Anzi sono qui, alla fine della tua vita per leccarti le ferite come il cane di Lazzaro. Poi, se te ne accorgerai prima, ogni secondo e ad ogni sera ti leccherò tutto per ungerti del mio Spirito. Ma non occorre. Te lo farò comunque. Prenditi tutte le pause e attese che vuoi. L’ho fatto anche io con te, ma non ce l’ho fatta più. Non voglio più aspettare. Non voglio più trattenermi da te>>.
Per urlare il proprio amore si deve scendere ancora più in basso dell’Incarnazione stessa, ossia essere kenotico, schiavo che lava, lecca, tocca, profuma, asciuga, lega a se con i capelli pur di non perdere l’amato. Come il bel pastore che lascia le novantanove pecore per andare in cerca dell’unica perduta, o come la donna che spazza la casa per trovare la dramma perduta, o come l’adultera che asciuga con i suoi capelli l’amato o come il paralitico che scoperchia tutto pur di calrsi dentro il cuore di ogni uomo. Insomma, anche a costo del… ribaltamento dei ruoli padrone/servo, Dio/uomo per rivelare spudoratamente e senza velo alcuno la verità di se stesso: la passione di Dio per ogni uomo. Gesù è il grido di Dio: <<Vi amo, uno ad uno>>.
Quello di Dio è stato un lungo tradimento a se stesso, al suo cuore, finché ha dovuto vincere una sorta di distacco/presunzione/superbia (pudore aristocratico?) del tipo trascendente/ontologico, Dio/creatura, essere/ente, signore/servo, sacro/profano, santo/peccatore, ecc. per perdersi e sciogliersi in una ser-vile lavanda dei piedi. E di questo distacco/pudore ha pianto e se n’è pentito amaramente Lui stesso nella storia veterotestamentaria fino al Getsemani. E’ stata come una confessione spudorata da Dio a uomo fino ad arrivare a dirci: “Non vi chiamo più servi, ma amici…”. Dio che chiama amico una sua creatura. Cos’altro?
La passione di Gesù non fa altro che manifestare e ribadire ciò, sino alla fine: “Sapendo che era giunta l’ora, li amò fino alla fine”. Ecco; li amò. Gesù Cristo ha manifestato se stesso (e quindi il Padre) in cos’è l’amore e soprattutto l’amore che desidera per noi e, udite udite, tra di noi. <<Abbiate in voi stessi sentimenti che furono di Gesù Cristo, il quale pur essendo di natura divina…>>.
In Gesù il Padre ci ha chiesto umilmente scusa per il ritardo nella lavanda e perdono sul serio con la passione. La passione è espiazione dei… suoi peccati di omissione, come a dire <<Scusate il ritardo, mi addosso ogni colpa, di chiunque essa sia>>.
Tutto ciò che gli succede dall’arresto in poi non è altro che la sua storia d’amore fallimentare nei nostri confronti che accetta e riconosce senza difendersi né giustificarsi, fino alla riabilitazione completa sulla croce: tutto è compiuto! La via crucis è la storia preesistente all’incarnazione e alla redenzione. Una storia sbagliata! E Gesù la compie in obbedienza e umiltà per riparare il male che il Padre ci ha fatto astenendosi oltremodo dal “mandarsi” nel Figlio a gridarci: <<Vi amo!>>. Sì, perché Dio ha dovuto rivedere la sua economia e rivedersi nei nostri confronti. Ed allora ha tolto ogni velo, o meglio questo è stato squarciato per rivelarsi spudoratamente ad ogni uomo e per dirgli/fare che ne è innamorato come una sposa che fa “ogni cosa” a dovere al proprio sposo. La lavanda dei piedi/eucaristia/passione è tutto ciò. Il Dio di Gesù Cristo è questo!.
Il bacio di Giuda è in sintesi tutto ciò che era riuscito a far intendere/vedere di se nei formalismi del Deuteronomio e nei dettagli del levitico. Cosa credeva si aspettasse Dio? Che si lasciassero lavare/baciare i piedi da qualcuno e da Dio stesso? (cfr. la riottosità di Pietro che è anche quella di Dio stesso prima dell’incarnazione). Difatti, d’ora in poi saranno solo baci di labbra fredde, formali e insipide come la legge di… Dio.
Il bacio di Pilato ed Erode è quello dello squallido mondo politico che vede la Verità nelle paure da evitare e nel possesso del mondo reso glaciale dall’assenza del Dio lontano.
Così il bacio ebreo di Caifa e Anna, figli del legalismo farisaico dissanguato dall’assenza prolungata di Dio.
Così la Veronica che addirittura pone un altro velo! Squallida e irriverente aggiunta (non biblica, infatti) a colui che proprio quel velo vuole strappare da cima in fondo! E’ l’impasse di colui/Chiesa che non capisce/scopre il magma incandescente di questo misterioso percorso all’inverso della via crucis! Ma è anche il velo del tempio che per tanto tempo ha impedito più che altro l’accesso del Santo dei santi a noi e non viceversa.
Il bacio delle pie donne è il rammarico di non aver conosciuto prima “quel” Dio (ed è ciò che faremo quel giorno anche noi/Chiesa/umanità), ma anche il pianto di Dio che ha atteso troppo tempo per lavare il legno bello e verde (che nel frattempo è divenuto secco e vecchio).
Così il Cireneo assolutamente estraneo/forestiero che non ne sa nulla di Dio. Ma è Dio stesso quando voleva trattare la cosa umana standosene fuori, da forestiero… e intanto veniva sempre invitato e supplicato di intervenire e Lui che mandava sempre altri al posto suo!
Ma Gesù fa nuove tutte le cose. Ecco, ha aperto una strada nuova anche per il Padre: la kenosi che svuota se stesso. La vera povertà che pur di non perdere uno solo dei suoi figli si sveste di ogni pudore, cariche, uffici e gerarchie e gli si incolla addosso come una zoccola in calore. Questa è la lavanda dei piedi!
Dio è quindi… Giuda, Pilato, Caifa, Anna, il sinedrio, il cireneo, i soldati che gli si rivoltano contro e al quale deve porre rimedio con il perdono. Ma prima di tutto chiedendo da vero Dio perdono al mondo intero per aver esitato troppo a rivelare il suo amore senza riserve!
Questi sono più che fatti. E’ kenosi vera e propria.
Lavorare per la salvezza, quindi.
La Chiesa/Spirito continua in quella opera di lavaggio servile. Stiamo attenti ai troppi veli, al neologismo, immagini, iper iperbole, bla, bla, bla. Smettiamo i panni degli aristocratici e cominciamo ad amare. Ecco, questo è da Dio, quello di Gesù Cristo per intenderci, di cui sopra. E questa è la sua Chiesa.
Nella preghiera del padre Nostro, che Gesù sempre prega in noi e per noi, c’è tutto per vivere questa kenosi anche tra di noi, per lavorare per la salvezza.
<<Padre vieni tu a fare tutto tu perché tu susciti in noi il volere e l’operare secondo i tuoi benevoli disegni. Vieni nei nostri cuori. Spazza via ogni tentativo di egoismo volendo accumulare ogni sorta di beni, perché ci basta il tuo pane quotidiano. Altrimenti i beni e la terra prendono il posto della fame di te.
Fa che ci amiamo con gli stessi sentimenti di Gesù, umani, di carne, di affetto, di perdono su perdono. Perché oggi sbaglio io e anche domani… poi dopo domani potrà sbagliare il mio amico, chiunque, ed io devo perdonare per essere perdonato a suo tempo. Questa è la kenosi per noi. Svuotarci di ogni pretesa giacché siamo tutti peccatori e potenziali assassini. A chiedere scusa come tu hai chiesto scusa a noi per il tuo ritardo. A chiedere perdono come tu hai chiesto perdono a noi per il tuo silenzio.
Questo è il tuo Regno che chiediamo a te continuamente di venire con noi. Questa è la tua volontà che chiediamo a te sia fatta in cielo e in terra: l’amore! E non ci esporre troppo alla tua assenza, ai tuoi tempi, ai tuoi disegni, ai tuoi ritardi, ai tuoi silenzi, che sanno tanto di tentazione per noi che desideriamo solo Te come nostro cibo quotidiano per il nostro sostentamento. Solo così ci liberi da ogni male, ma dal male dell’assenza di Te>>.
Questo non un modo per dire come Paolo:
Quindi, miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero presente, ma molto più ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza con timore e con tremore. E’ Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni. Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita. Allora nel giorno di Cristo, io potrò vantarmi di non aver corso invano né invano faticato. E anche se il mio sangue deve essere versato in libagione sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento, e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.
Conclusione
Credo che il perdono della Chiesa per le sue omissioni, chiesto da Papa Giovanni Paolo II nel giubileo del duemila, si inserisca in questa kenosi di Dio che si sottopone alla croce/umiliazione per rimediare/espiare al male commesso da Lui stesso, prima di tutto. “Scusate il ritardo… ricominciamo da tre persone… daccapo e rimediamo per sempre!” E poi, una volta espiato il peccato di omissione di Dio, da vero Dio e da vero uomo perdona tutto e tutti e se ne prende la colpa di tutto e di tutti e si/ci ripresenta immacolati al Padre con una sorta di “pretesa” di scuse richieste e accettate. Perché sulla croce c’è prima di tutto Dio che ha violentato se stesso e ogni assurda pretesa divina di risolvere la “questione umanità” preservandosi per tanto tempo da essa in attesa di un sì che non arrivava mai. Ed allora è sceso fino in basso, oltre il basso, sotto i nostri piedi, come i servi preposti per la lavanda dei piedi degli ospiti, pur di rimanere attaccato ai nostri piedi e trattenerli a se con legami di servo, non da Dio, almeno che non cominciamo a considerare Dio il nostro servo più che il nostro creatore. E forse perché appunto servo ci crea sempre. Ci ha considerato da sempre come suoi ospiti sulla terra? Ed allora è passato a servirci come suoi ospiti davvero!
A questo punto oseremo dire: <<Poteva farlo prima e farsi davvero uomo, a smettere i panni del Dio altissimo incompreso, offeso e tradito per dire/fare come un’amante sconfitto, schiavo del suo amore>>. Comunque tutto è bene quel che finisce bene…
Ecco, il Figlio rimedia tutto. Compie tutto. Tutto è compiuto! Rimedia sia al Padre sia all’abbandono dei figli innocenti (non sanno quello che fanno…), ri-dona la giustizia su tutto e tutti, compreso su Dio stesso.
Dio ora non ha più veli.
Difatti, non parla più!
Don Pietro Lepre
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